Luigi Patronaggio

Luigi Patronaggio

Luigi Patronaggio, beh un nome che ultimamente non rimane, per così dire nell’anonimato. Patronaggio Luigi è un magistrato che ultimamente ha fatto parlare di se per vari motivi, ultimo quello delle indagini sulla nave Diciotti che trasportava migranti. Che l’indagine fosse una sorta di routine, come si suol dire, è ovviamente ammessa, ma quello che da tutta questa vicenda fa clamore è la solita ed inconcepibile contro corrente! E’ ormai una mia fissazione addossare al proprio cognome una certa attinenza. Io per essere chiaro porto quello di Galeota, abbinato classico al “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse!” ma anche al fatto che i galeotti erano gente legate alle galee, ovvero schiavi ridotti a remare. Se dovessi in tal senso abbinare il magistrato Luigi Patronaggio, ebbene lo farei con la convinzione che tale derivazione fosse aderente al fatto che questi volesse patroneggiare su tutto: ma nella vita di oggi non è così! Anzi stupisce l’ardire con cui un magistrato, che di per se dovrebbe dare delle direttive di giustizia ad alti livelli si abbassa a delle incomprensibili decisioni come quella di contraddire il volere di un ministro in carica eletto al Viminale, nel nostro caso Matteo Salvini. Quando un governo arriva a delle decisioni, prese ovviamente all’unanimità dei propri componenti, ebbene stupisce la sua contrarietà a tale decisione e diciamaolo francamente …. qualcosa puzza di losco. Orbene c’era stata una direttiva del viminale, di cui faceva capo l’onorevole Salvini, che vietava l’approdo delle navi Ong, nei porti Italiani, ma ciò nonostante ecco che Padronaggio fa valere la sua legge: Bene…. o male?! A mio avviso è inconcepibile e come magistrato andava messo alle sbarre con ragione o con torto. Non si può essere contrari di tutto e di tutti solo per averne il diritto di farlo! Comunque sia è stata messa una pietra sul passato e gli eventi della vita hanno fatto il resto. Oggi però, il dito ritorna nella piaga ed ecco che il Luigi Patronaggio riemerge con tutte le sue nuove belle e brutte! Vengono a galla vecchie conversazioni tra un’altro magistrato, Luca Palmara ed il sopra menzionato Patronaggio. Mi chiedo: gioco sporco o quasi… e poi perché quando un magistrato viene scoperto in colpa non viene punito alla stessa maniera di un semplice cittadino?! Forse non cambierebbe nulla ma sarebbe comunque un bell’esempio. Io personalmente Luigi Padronaggio lo designerei per le galee convinto che comunque vada sia il posto giusto! Oggi, con mia personale soddisfazione, ho letto sui social una lettera che io reputo da applausi e ve la voglio proporre così come l’ho letta con ovviamente l’intestatario di chi l’ha scritta!

LAUDATO SI’ PALAMARA!

Eh sì, sia lode a questo rubicondo e potente magistrato, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati e componente del Consiglio Superiore della magistratura, perché solo grazie a lui si sono potute finalmente strappare le spesse fette di prosciutto rancico che chiudevano gli occhi di chi non voleva vedere ciò che appariva chiaro, lampante e cristallino. Eppure, malgrado dal tenore delle incontinenti conversazioni dei togati appaia evidente un sistema di contropotere giudiziario, con tutti i crismi di una vera e propria associazione sovversiva, c’è ancora qualche spericolato arrampicatore sugli specchi che tenta di frenare con le mani lo tsunami del malaffare in ermellino. “Ma dai, sono solo conversazioni tra amici”, balbetta qualche fessacchiotto. Come se le intercettazioni dovessero essere predisposte solo alla captazioni di comunicazioni tra nemici. “Sì, dicono che Salvini deve essere ingiustamente indagato, ma tali affermazioni non vengono rivolte ai titolari delle indagini”, aggiungevano fino a ieri. Poi, è uscita la chat tra Palamara e Patronaggio e la giustificazione gli si è smorzata in gola, lasciandoli annaspare avvilentemente. C’è ben poco da dire, quanto emerso dovrebbe essere sconvolgente per chiunque. La tragedia risalta in tutta la sua crudele semplicità. Dalle intercettazioni, infatti, si apprende che, malgrado ci sia la consapevolezza che “quella merda di Salvini” sia innocente, per la magistratura è necessario scatenare contro di lui un attacco giudiziario. Ci pensa Patronaggio, l’eroico procuratore mascherato, ad avviare le indagini per il fantomatico sequestro di persona. Ed ecco che Palamara lo sprona garantendogli l’appoggio di tutto il CSM (“siamo tutti con te!”). All’indomani del messaggio, Patronaggio iscrive il leader della Lega nel registro degli indagati. E vorrei bene vedere, l’appoggio non arriva da un gruppetto di amici togati e neanche da una corrente politicizzata della magistratura, bensì da tutto Il CSM! Si tratta del supremo organo di autogoverno della magistratura, quello che valuta gli illeciti disciplinari, che procede alle promozioni ed ai trasferimenti. Come se non bastasse, entra in campo anche Legnini, vicepresidente del CSM, il quale induce tutti i componenti togati a produrre un comunicato contro il leader politico sotto accusa. E così Salvini diviene cornuto e mazziato. E’ bene che si sappia che questo Legnini non è un magistrato, bensì un esponente politico del PD. Infatti, i padri costituenti, per impedire che l’autonomia e l’indipendenza della magistratura la trasformassero in una casta (così come poi è avvenuto), misero come presidente il capo dello stato (oggi affetto da grave mutismo) e come vicepresidente un politico. Per cui, l’ordine rivolto ai magistrati del CSM di scagliarsi contro l’ex ministro degli interni, non proveniva dalla magistratura stessa (che già sarebbe grave), bensì dal partito politico avverso alla lega. Ma ci rendiamo conto? Qui non si tratta di Salvini o non Salvini, qui si tratta di un potere dello stato, che dovrebbe essere autonomo ed indipendente e a cui viene affidato il sacro compito di amministrare la Giustizia, che, con la complicità di un partito politico, ingiustamente tenta di impedire ad un partito politico contrario il libero esercizio delle proprie attività. L’odio politico, pur se deplorevole, è umanamente comprensibile, ma non può mai essere più potente dell’AMORE per la democrazia, per quella forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, tramite rappresentanti liberamente eletti. E le idee politiche di tali rappresentanti possono essere disapprovate e contrastate, ma mai criminalizzate grazie alla complicità del potere giudiziario che dovrebbero essere avulso dalla lotta politica il più imparziale possibile. Ma come si fa a non rendersi conto dell’estremo e disonesto attacco alla costituzione e al cuore stesso della democrazia? E come possono riuscirci proprio coloro che si definiscono “democratici” o che hanno fatto dell’onestà il loro cavallo di battaglia? E’ onesto tutto ciò? E’ garanzia di partecipazione in piena uguaglianza? … abbiate il coraggio di darvi una risposta

Salvino Paternò

Lascia un commento